“Invece di insegnare solo ad aggredire bisognerebbe far scoprire come uscire dall’aggressione”

(L.Fatiga) – E’ possibile far coesistere nel mondo calcistico ordine e caos, mantenendo l’equilibrio tra questi? Secondo il metodo spagnolo s?, ? possibile la convivenza tra questi due opposi, essendo il calcio uno sport dinamico, di situazione, che non pu? essere controllato nella sua totalit?. Quindi la parola caos fa parte del gioco, va di pari passo con l’ordine. C’? per? qualcosa che si pu? controllare, come ci ricordano i due maestri iberici Javier Moran e Andres Carrasco sulla rivista il “Nuovo Calcio” di novembre 2015, ossia il tempo del tecnico. Si pu? controllare il proprio tempo, per studiare, aggiornarsi: evolvendosi il calcio, un tecnico non pu? permettersi di restare indietro. Soprattutto, l’aggiornamento pu? permettere di limitare le situazioni di caos, o quantomeno ci si pu? far trovare preparati di fronte a queste.

L’ALLENATORE. “L’allenatore come il maestro” – questo ? il pensiero di Carrasco, secondo cui l’allenatore deve essere bravo ad inventare proposte sempre nuove ed interessanti per il proprio gruppo. E’ importante non riproporre le stesse sequenze di allenamento. Sempre secondo Carrasco “il mister si deve allenare a dare le giuste indicazioni sul contenuto dell’allenamento”Cruijff,?ad esempio, dava molta importanza alla correzione ed all’aspetto comunicativo sia durante l’allenamento che dopo questo. E tutti noi sappiamo quanto sia stato importante l’olandese per il sistema spagnolo.

Il tecnico deve sempre ricordare che il padrone dell’allenamento ? il gioco, quindi non deve sostituirsi a questo limitandone le potenzialit?; l’allenatore deve intervenire per correggere i propri atleti, ma non deve mai sostituirsi a loro nelle scelte di gioco. Non si devono creare delle insicurezze nei propri atleti, ma bisogna lasciarli liberi di creare e di prendere la decisione migliore in completa autonomia (problem solving).

E’ importante lavorare con i ragazzi, creando rapporti umani e non solo “di campo”; favorire la crescita tecnica di tutti gli elementi, senza sperare solo nei colpi di genio dei giocatori pi? talentuosi.

I CAPISALDI. Partiamo dal presupposto che parlare di calcio spagnolo ? limitante, trattandosi di una vera e propria filosofia, con delle sfumature al proprio interno. Vi sono dei capisaldi generali, ed altri pi? particolari che variano di cantera in cantera.

Nel modello spagnolo tutto ruota attorno al possesso palla, alla pazienza nel ricercare la migliore soluzione, il che favorisce senza dubbio la qualit? del gioco. Importante ? la “salita corta”, ovvero la costruzione del gioco dal basso, limitando il pi? possibile i lanci lunghi, privilegiando al contrario quelli veloci e corti, senza saltare alcuna linea di passaggio: tutti devono partecipare alla costruzione del gioco. Altro aspetto fondamentale ? rappresentato dalla fase di non possesso: ? necessario recuperare il prima possibile il pallone, in tutte le zone del campo, per poi ricominciare a costruire il proprio gioco.

Per arrivare al modello di gioco descritto, per?, vi sono degli obiettivi da raggiungere mediante sedute d’allenamento accuratamente preparate, ovvero:

  • elevato tasso tecnico
  • una razionale occupazione del campo nelle diverse fasi del gioco
  • il senso della protezione del pallone e del possesso della sfera
  • la capacit? di muoversi negli spazi senza pallone
  • la coordinazione collettiva e la comunicazione tra giocatori, e la conseguente partecipazione di questi durante le diverse fasi di gioco, sia quelle che prevedono un’intuizione individuale che quelle che prevedono l’armonia di movimento dell’intera squadra
  • la qualit? del singolo che deve esser messa al servizio della squadra: ? infatti impossibile vincere una partita da soli, ma il talento di uno pu? aiutare l’intera squadra a raggiungere un risultato, se impiegato correttamente.

LE PALLE INATTIVE. In linea con quanto detto nelle righe precedenti, il modello spagnolo d? un relativo risalto alle palle inattive, preferendo lavorare sul gioco e su tutto ci? che ? imprevedibile. Non bisogna limitare la capacit? di inventare dei giocatori in queste situazioni.

L’APPROCCIO OLISTICO. Studiando il metodo spagnolo non pu? non venire alla mente l’approccio olistico, che tanto sta avendo successo in questi anni. Trattasi di un metodo ampiamente multidisciplinare, in pieno contrasto con la tradizione puramente analitica, che si propone di interpretare sistemi complessi dividendoli nelle loro componenti e studiandone separatamente le propriet

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Nato a Roma, l? 5 luglio 1988. Laurea in Scienze Motorie, conseguita nel marzo 2015, con la tesi "Il ginocchio varo e valgo nel calcio" Esperienze professionali da redattore:? Marzo-Settembre 2012: redattore presso Romagiallorossa.it Settembre 2012-Gennaio 2014: redattore presso GazzettaGialloRossa.it Settembre 2012-Aprile 2013: speaker radiofonico presso RadioPowerStation.com, trasmissione "Per questa maglia storica"? Aprile-Settembre 2013: caporedattore GazzettaAltriSport.it Esperienze professionali sportive:? 2007-2008: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso Tiber Nuoto 2008-2012: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso CSI Roma FlaminioAgosto-Novembre 2013: preparatore atletico ASD GiaDa Maccarese, serie D Agosto-Dicembre 2013: preparatore atletico ASD Cortina, serie C2 - calcio a 5 Gennaio-Maggio 2014: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, Promozione laziale Agosto 2014: preparatore atletico presso Polisportiva Borghesiana GiaDa Maccarese Settembre 2014-Maggio 2015: responsabile tecnico gruppo Esordienti (classe 2002) presso ASD Aurelia Antica Settembre 2015-Novembre 2015: responsabile tecnico gruppo Giovanissimi provinciali (classe 2002) presso ASD Sporting Tanas Settembre 2015 ad oggi: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, I categoria Ottobre 2015 ad oggi: responsabile tecnico Juniores regionale ASD Virtus Fenice<