Calcio-Giovanile-Df-Academy

Da qualche anno si è affacciato all’interno del panorama calcistico della regione Lazio un giovane dirigente, che risponde al nome di Francesco Florio. Florio è entrato in questo mondo nel 2014 grazie a Dreaming Football, società altrettanto giovane di scouting e direzione sportiva, che si è fatta apprezzare tanto nel Lazio quanto in tutta Italia grazie alla grande capacità di scovare giovani talenti nostrani, dapprima come scout poi come presidente, carica che ha ricoperto dal 2016 al gennaio 2018. Intanto è stato direttore sportivo del Dabliu Soccer Academy nella stagione 2016/2017, conquistando il titolo di campione regionale con i giovanissimi fascia b (classe 2003) e quindi la promozione nel campionato Elite.

Nel 2017 è nato il progetto DF Academy grazie alla collaborazione con il Chievo Verona, e Florio è tra i fondatori di questa nuova ambiziosa realtà. Lo abbiamo intervistato per capire cosa si propone la sua società all’interno del calcio giovanile, quali ambizioni coltiva, quali idee muovono questo progetto.

Come nasce l’idea di fondare la DF Academy e quanto è forte il vostro legame con il Chievo Verona? 
“DF Academy è un progetto che è figlio di un discorso precedente. Come Dreaming Football, società di scouting ed intermediazione, siamo attivi da anni sul territorio regionale. Abbiamo creato un prodotto altamente professionale trasformando una passione in un lavoro, ideando da zero una metodologia per individuare talenti in una fascia di età particolarmente sensibile (12-15 anni) con un database di nostra creazione. Questa attività ci ha permesso di entrare in contatto con tutte le realtà dilettantistiche del calcio laziale e con molte realtà professionistiche italiane. L’osservazione del lavoro quotidiano, la conoscenza dei metodi di lavoro e delle figure professionali ci ha spinto ad una riflessione sulla possibilità di poter incidere sulla formazione del “piccolo” calciatore sin dai primi anni supportandolo con tutto ciò che manca nelle scuole calcio “classiche”. Il rapporto con il Chievo Verona è una conseguenza di questo discorso, è la società professionistica che abbiamo più osservato e con cui abbiamo costruito il rapporto più solido. Di fatto possiamo dire che condividiamo con loro buona parte dei principi cardine del nostro metodo di lavoro, discostandoci solo su alcuni aspetti che gioco forza devono differire perché diversi sono i valori dei bambini a disposizione”.

Cosa propone l’Academy per formare tecnicamente ed umanamente i piccoli calciatori?
“Dal punto di vista calcistico il nostro è un lavoro improntato sulle stazioni, ad eccezione del primo anno di scuola calcio. Tutte le categorie si allenano con tre figure: allenatore della tecnica, preparatore coordinativo e allenatore del gruppo squadra. Il concetto portante è che se noi diamo oggi quindici bambini ad un allenatore che deve lavorarci tre ore a settimana da solo avendo a disposizione un gruppo magari disomogeneo è inevitabile che la crescita di alcuni bambini verrà sacrificata, aldilà della bravura del mister. Nella DF Academy quindi scegliamo di lavorare a gruppi di 5/6 bambini che vengono divisi nelle stazioni e si allenano facendo cose differenti a seconda della tipologia della stazione, sempre ad alta intensità. L’allenatore della tecnica cura l’analitico e una tipologia di esercizi dove il rapporto fra atleta e pallone è uno ad uno, il concetto di base è che se eseguo una cosa cento volte in dieci minuti ho più possibilità di apprendere che se la eseguo venti volte. Il coordinativo va a compensare tutte quelle carenze che riguardano la vita dei bambini “moderni”. Oggi correre, arrampicarsi, strisciare per recuperare un pallone sotto le macchine sono dinamiche che non esistono più e che prima contribuivano all’equilibrio e alla coordinazione naturale dei bambini, è difficile pensare di poter lavorare correttamente su un controllo orientato su un bambino che non ha il controllo del proprio corpo. L’allenatore del gruppo squadra, in questo contesto, può realmente permettersi di allenare il situazionale e di essere un punto di riferimento in partita per i bambini. Dal punto di vista umano si cerca invece di togliere pressione ai ragazzi togliendo la logica del risultato legata alla partita, l’obiettivo è far passare l’impegno del sabato come se fosse un quarto allenamento e niente di più. L’utilità della partita è più in funzione della settimana: hai frequentato tutti gli allenamenti? Ti sei allenato con qualità e rispetto dei compagni e dei mister? Indipendentemente dal tuo livello troverai un pochino di spazio in più in partita, sempre nel rispetto delle norme della federazione”.

Quali sono i vostri obiettivi?
“Dal punto di vista dei numeri ci troviamo dopo quindici mesi di attività ad avere oltre duecento atleti tesserati avendo una sola squadra agonistica, siamo già arrivati ad esaurimento degli spazi disponibili nella struttura e quindi potremmo dire di essere già arrivati al termine della crescita. Ovviamente però non è così e non ci poniamo limiti, si può sempre migliorare e lavoreremo in due direzioni. Il progetto tecnico diventerà progressivamente sempre più legato al lavoro a stazioni, crescerà ulteriormente l’importanza della stazione della tecnica e coordinativa. Una fila che prevede più di tre bambini è sbagliata, un bambino che non tocca il pallone o non è attivo più di quindici secondi è il sintomo di un allenamento che non funziona. Dal punto di vista societario cercheremo di ingrandirci, estendere l’attività su un secondo polo vicino nel quale svolgere l’attività agonistica per “liberare” spazio per i più piccoli”.

Le pressioni crescenti di società e genitori hanno creato un aumento dell’abbandono precoce allo sporto. In questo fenomeno è particolarmente coinvolto il calcio. Come si argina un fenomeno del genere?
“Non è facile, bisogna avere la forza di agire non tenendo conto degli interessi economici che spesso sono più mera sopravvivenza che altro. Educare le famiglie con confronti continui, laddove non si riesca a penetrare nelle coscienze si può solo allontanare chi “inquina” il clima generale o si macchia di comportamenti violenti. A costo, ripeto, di rimetterci a livello economico. Ho letto recentemente dell’iniziativa del Ponte di Nona di svolgere un allenamento a settimana senza genitori, idea assolutamente condivisibile che merita tutto l’appoggio possibile. Noi abbiamo la fortuna di stare in un contesto nel quale la presenza dei genitori durante gli allenamenti è marginale, non è un caso che una delle frasi che mi ripete più spesso uno dei responsabili del Chievo è “Qui da voi si sente soltanto la voce degli allenatori, per il resto c’è totale assenza di rumore”. Possiamo quindi dire di essere fortunati, al momento non ci ritroviamo a combattere una battaglia che è sociale e che riguarda le scuole, lo sport e più in generale l’educazione civica delle persone”.

Un recente dato ha mostrato che solo il 5% dei giocatori professionisti una volta terminata la carriera “vive di rendita”, i restanti devono “reinventarsi”. Cosa consigli ai piccoli atleti? 
“Parto sempre da una frase che ripeto di continuo a famiglie e ragazzi, al punto tale da essere diventata un ritornello, ovvero :” Ho duecento piccoli atleti qui nella scuola calcio e nessuno di loro vivrà con il calcio da grande, perciò pensate a migliorare e a divertirvi.” È un concetto di cui sono fermamente convinto, nonostante ci sia qualche piccolo talento. Ma, come detto, veniamo dal mondo dello scouting. Conosciamo molti ragazzi che fanno parte, con profitto, dei settori giovanili delle società professionistiche. Li conosciamo perché li abbiamo portati noi. Eppure la strada anche per loro è lunghissima, per molti versi nemmeno solo dipendente da loro. Incide la fortuna, il contesto. La migliore scelta possibile è viverla con serenità, continuare a studiare, formarsi per prepararsi alla vita “vera”. Anche su questo incide tantissimo la famiglia”.

È di qualche giorno fa la notizia dell’ennesima grave aggressione subita da un arbitro. Come si possono sensibilizzare le persone di fronte ad un ragazzo spesso lasciato in balia di squadre, pubblico e proprie paure?
“Torniamo alla problematica sociale di cui sopra, bisogna avere la forza di allontanare in primis i violenti. Dare la percezione che la brutalità e l’ignoranza non pagano e che ci sono delle conseguenze per ogni gesto sbagliato, in questo senso la federazione non ha fatto ad oggi abbastanza perché diverse risse particolarmente violente si sono risolte con poche giornate di squalifica e questo ha fatto passare un messaggio sbagliato, ovvero che in campo si può tenere un codice di comportamento diverso da quello che si terrebbe nella vita di tutti i giorni. E invece dovrebbe essere il contrario, lo sport dovrebbe proporre un insieme di valori eticamente superiori a qualsiasi altro contesto. Nello specifico della DF Academy il nostro pensiero su questo argomento è delineato ma andrà a svilupparsi negli anni, vogliamo diventare una società di cui si parlerà non sentendo dire “è arrivata prima in questa e quella categoria”, ma piuttosto “in cinque anni hanno portato quattro ragazzi al professionismo” ed anche “l’ambiente è sereno, chi ci lavora vive per migliorare i ragazzi”. Lavorare sulla formazione più che sul risultato, in modo da togliere pressioni”.

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Nato a Roma, l? 5 luglio 1988. Laurea in Scienze Motorie, conseguita nel marzo 2015, con la tesi "Il ginocchio varo e valgo nel calcio" Esperienze professionali da redattore:? Marzo-Settembre 2012: redattore presso Romagiallorossa.it Settembre 2012-Gennaio 2014: redattore presso GazzettaGialloRossa.it Settembre 2012-Aprile 2013: speaker radiofonico presso RadioPowerStation.com, trasmissione "Per questa maglia storica"? Aprile-Settembre 2013: caporedattore GazzettaAltriSport.it Esperienze professionali sportive:? 2007-2008: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso Tiber Nuoto 2008-2012: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso CSI Roma FlaminioAgosto-Novembre 2013: preparatore atletico ASD GiaDa Maccarese, serie D Agosto-Dicembre 2013: preparatore atletico ASD Cortina, serie C2 - calcio a 5 Gennaio-Maggio 2014: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, Promozione laziale Agosto 2014: preparatore atletico presso Polisportiva Borghesiana GiaDa Maccarese Settembre 2014-Maggio 2015: responsabile tecnico gruppo Esordienti (classe 2002) presso ASD Aurelia Antica Settembre 2015-Novembre 2015: responsabile tecnico gruppo Giovanissimi provinciali (classe 2002) presso ASD Sporting Tanas Settembre 2015 ad oggi: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, I categoria Ottobre 2015 ad oggi: responsabile tecnico Juniores regionale ASD Virtus Fenice<

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