(L.Fatiga) – In queste ultime settimane ho avuto modo di leggere un libro molto interessante, “Dal Bayern Monaco al Bayern di Pep”, scritto da Oscar Cano, allenatore spagnolo che ha seguito da vicino i primi passi in Germania di Pep Guardiola. Consiglio a tutti la lettura di questo libro, per potersi addentrare dettagliatamente dentro la filosofia che accompagna il tecnico spagnolo in campo, e che di conseguenza ci fa capire il perch? di determinati metodi d’allenamento (CLICCA QUI PER ACQUISTARE IL LIBRO), ma ho deciso di pubblicare il mio riassunto, con l’aggiunta di mie note personali.

 

BRASILE 2014

Nel 2014 il Brasile ? stato teatro del Mondiale di calcio, vinto dalla Germania. Osservando le varie selezioni si ? notato un cambiamento generale nella filosofia di gioco degli allenatori: i centrocampisti non apparivano pi? come la mente del gioco, ma come elementi intermedi, il cui obiettivo, pi? che altro, era rompere il gioco avversario. Gli attaccanti apparivano isolati, a loro era affidato il compito di concludere il gioco, spesso per mezzo di soluzioni solitarie. La paura di perdere il pallone vinceva sulla volont? di imporre il proprio gioco.

In mezzo a questo piattume tattico ? emersa la Germania, che si propose 3 obiettivi:

  1. Articolarsi senza mettere a rischio la giocata
  2. Arrivare nel modo pi? corretto nelle zone di campo in cui si ? soliti concludere la giocata
  3. Trasmettere (e sentire) la sensazione di superiorit?

Il periodo preso in esame da Oscar Cano ? quello che va dal luglio 2013 all’ottobre 2014, ma il suo libro inizia dal Mondiale 2014, quando la filosofia di Guardiola era ormai entrata nella testa di molti calciatori tedeschi, ed aveva affascinato, evidentemente, anche Loew.

1. Un anno senza Pep. L’eredit? del gioco di posizione

L’intruso in un mondo di logici

Il calcio, lo sappiamo, ? un mondo che vive su alcuni principi, in cui spesso domina il ‘vecchio’ ed il nuovo ? visto con diffidenza. Guardiola ? stato il primo a proporre con una certa forza alcuni concetti assolutamente innovativi, a partire dalla grande importanza che da al giropalla, che pone al centro della sua organizzazione. Ma lo valuta anche da un nuovo punto di vista: il giropalla ? il modo per recuperare prima la sfera.

Non solo giropalla, ma l’attuale allenatore del Bayern permette e sostiene la contemporanea salita dei due terzini, e d? una grande importanza ai difensori centrali, che devono cercare gli attaccanti, devono aggredirli preventivamente (espressione che sentiamo spesso usare anche a Spalletti, quando parla dei suoi difensori centrali nella seconda esperienza romanista) per sfruttare la superiorit? numerica.

Le trasformazioni sono costanti, anche negli elementi che poi scendono in campo per portare in campo le idee, e nessuno gioca per l’azione personale, ma i movimenti di tutti sono utili al collettivo. Viene rafforzato un concetto fondamentale: il lavoro deve essere finalizzato al miglioramento individuale, questo non vuol dire essere individualista.

La marca “Bar?a” come paradigma da esportare

La vittoria affascina sempre, cos? il modello Bar?a ha creato molti sudditi. Guardiola pu? essere definito lo “stimolatore” perch? ? stato in grado di rivelare le capacit? dormienti dei giocatori.
Il possesso palla, in un contesto in cui tutto funzionava, ovvero quello del Barcellona, diventava pi? importante degli obiettivi che si dovevano andare a raggiungere attraverso questo.

Ma si presti bene attenzione a questa affermazione: il marchio Bar?a non ? trasferibile, non solo per il suo aspetto esteriore, ma per il concetti che vi sono dietro, che vengono trasmessi di generazione in generazione (quindi di giocatore in giocatore), che fanno sembrare quasi dei cloni gli interpreti.

Il giocatore deve sentirsi al sicuro quando entra in contatto con nuovi stimoli; ? ovvio che se il gioco dipendesse solo dall’allenatore il Bayern avrebbe giocato da subito come il Barcellona, ma bisogna tener conto delle abitudini dei calciatori, dei loro processi mentali.
Se no si rischia di cadere nell’errore commesso da Luis Enrique a Roma, quando non si cal? affatto nel contesto, rischiando cos? di cadere nel ridicolo. Per assomigliare a qualcuno, o a qualcosa, bisogna avere delle caratteristiche simili all’elemento principale, se no la riproposizione pu? diventare caricaturale. Lo stesso Luis Enrique nel momento del suo ritorno al Barcellona, ma sulla panchina della prima squadra, ha rimesso tutto “al proprio posto”, perch? si ? calato a perfezione in un contesto in cui ? cresciuto, di cui ha sempre sposato la filosofia.

“L’allenamento attraverso il gioco di posizione”
di Xavi Hernandez

Per preparare tutte le possibili situazioni ? importante il gioco di posizione. Questo aiuta a sviluppare la velocit? mentale, perch? porta ad anticipare con la mente la possibile giocata, posizionando bene il corpo per ampliare il proprio campo visivo.
Sono tre i principi di tecnica di base da allenare con particolare dedizione secondo Xavi Hernandez:

  • il controllo orientato
  • il numero di tocchi (limitato)
  • la capacit? di giocare a testa alta

Il possesso palla ? un aspetto fondamentale del gioco, perch? permette alla squadra di difendersi gestendo la palla, e dona un maggiore dominio della sfera. Tramite il possesso palla si fomenta il talento del giocatore, seppur si trascura la fase difensiva.
Al possesso bisogna aggiungere il movimento senza la palla, tramite il quale si creano maggiori opzioni di passaggio.

2. Pep ed il suo impatto sul calcio tedesco

L’asticella di Heynckes. Il calcio va pi? in l? dei titoli?

Heynckes, precedessore di Guardiola al Bayern, aveva dei chiari principi di gioco, di cui i pi? importanti apparivano le transizioni circolari ed il dinamismo degli attaccanti; a questi si aggiungeva la grande attenzione posta nei confronti dei calci d’angolo dei falli laterali.
Queste idee portarono la societ? tedesca alla conquista del triplete, ma il pensiero dei dirigenti era quello di volersi migliorare ancora, per questo individuarono nell’ex tecnico dei blaugrana l’uomo giusto.
Guardiola sa che un’organizzazione immutabile ? destinata ad andare verso la rovina, sa anche che vi deve essere un giusto processo evolutivo per raggiungere il suo concetto di perfezione.

L’inizio del percorso. Le dichiarazioni dei principi…quelle dei giocatori

“Ai giocatori devo applicare solo piccole regole, ma devo farli liberare, che giochino come sanno”
Pep Guardiola

I giocatori determinano il rendimento della squadra attraverso la loro lucidit?. Non ? possibile mantenere un livello alto di gioco senza grandi interpreti; bisogna riconoscere il potenziale di ogni giocatore, per metterlo in condizione di esprimersi al meglio. I calciatori devono sentirsi all’altezza di ogni sfida che dovranno affrontare, ma questo avviene solo quando vengono messi nella condizione ideale.

Secondo Oscar Cano “chi vince i trofei ? considerato dalla massa colui che lavora nel modo migliore, ma ? una sciocchezza”. A volte i risultati possono essere fortuiti, figli del fato, alcune esperienze possono nascere male fin dal principio.
E’ insensato restare sui propri passi, senza aprire i propri orizzonti e concedersi alla continua evoluzione. Non ? logica la catalogazione dei risultati, perch? cos? si passa velocemente dall’essere vincitore all’essere perdente, senza indagare sul perch? di una vittoria o di una sconfitta.

Guardiola pone il giocatore in primo piano, perch? sa che non ha senso esporre dei principi di gioco se questi non trovano origine nei giocatori stessi. L’allenatore deve essere bravo a proporre quel che ? gi? insito nelle capacit? del giocatore.

Di chi ? il calcio?
da “Il calcio: la cosa pi? importante ? il giocatore” di Rosa Coba

“Dovr? adattarmi al 100%. Il pubblico viene a vedere i giocatori, non me. Il calcio appartiene ai giocatori”
Pep Guardiola

Rosa Coba, laureata in psicologia e grandissima appassionata di calcio, sostiene che attivit? cerebrale e rendimento sportivo sono un’unica cosa. Lo staff tecnico deve adattare e facilitare l’apprendimento.
“Si impara solo se sottoponiamo il cervello al cambiamento. Mostrare il modello di gioco, senza per questo meccanizzare il giocatore, considerando che il calcio ? interazione, non ? anarchia”.
Bisogna mostrare al giocatore il modo per crescere imparando, senza tenerlo imbrigliato.

3. L’allenatore ed i suoi primi conflitti interiori: il Bayern com’? ed il Bayern sognato da Pep

L’origine e l’essenza sconosciuta

Partiamo da un concetto: la normalit? non consiste nella ripetizione del gesto o di un determinato allenamento.
Guardiola, appena giunto al Bayern, conserv? per necessit? l’identit? dei bavaresi, per superare i pregiudizi, e piano piano introdusse dei piccoli ?cambiamenti.
Il Bayern pre-Guardiola si riversava rapidamente nella met?-campo avversaria, per assediare l’area di rigore; si praticava un calcio in cui a far da padrone era la quantit?.
Il tecnico spagnolo part? da un concetto: l’apparente caos non ? dannoso per l’organizzazione, ma ? necessario per poi strutturarsi meglio.

Dallo stare con il pallone…

Il Bayern usc? sconfitto dalla sua prima partita ufficiale contro il Borussia di Klopp, nella finale d’andata delle Supercoppa tedesca. Guardiola inizi? il processo di metamorfosi dei suoi, togliendogli le abituali sicurezze in campo, per capire quanto sarebbero stati disposti a sacrificarsi per lui.
Klopp impost? una gara di contropiede, portando una grossa pressione sui centrocampisti bavaresi: i giocatori del Borussia occupavano preventivamente le linee di passaggio verso Thiago (regista) e pressavano forte Kroos, il quale era obbligato di conseguenza a scaricare la palla sui difensori centrali. A questo punto il pressing continuava forte anche su chi era il destinatario del passaggio del centrocampista della Nazionale tedesca.
Il Bayern apparve ancora in confusione: i giocatori in campo dominavano la palla, ma non il campo. Si vedevano tanti passaggi, di cui, per?, non si capiva bene l’utilit?.

…all’essere con il pallone

“Guardiola ? uno che modifica i processi”
Cruyff

Ci si avvicin? cos? alla Supercoppa Europea contro il Chelsea di Mourinho, storico rivale di Guardiola. Si costru? su ci? che era gi? costruito, mettendo i giocatori nelle migliori condizioni. Le prime quattro giornate di Bundesliga servirono a conciliare il potenziale gi? espresso con gli esperimenti dello spagnolo.

Si prenda l’uscita pressing dalla rimessa del portiere.
Neuer vedeva allargarsi di fronte a se i due difensori centrali, mentre i terzini si alzavano di pi? rispetto a questi; i centrocampisti centrali erano liberi di cercare la zona libera centralmente, gli esterni alti e Muller restavano vicino alla punta, per raccogliere la seconda palla nel caso in cui Neuer avesse deciso di optare per un lancio lungo.
Emersero i primi errori: sia Schweinsteiger che Dante cercavano il passaggio verso il compagno che era fermo, o marcato, ed il brasiliano tendeva ad avanzare troppo con il pallone tra i piedi, schiacciando troppo le linee di passaggio.
A questi, per?, si contrapponevano le note positive. Infatti, si arrivava con ordine alle zone che consentivano le giocate, e tramite la circolazione di palla, si arrivava ad occupare l’area con molti elementi. In area si trovavano la punta (ad attaccare il primo palo), l’esterno opposto (ad attaccare il secondo palo), due centrocampisti centrali (al limite dell’area uno per raccogliere un’eventuale respinta, verso il dischetto l’altro, per raccogliere una palla arretrata), il terzino opposto (sul vertice dell’area di rigore).

Dopo numerose prestazioni positive in campionato, arriv? il primo pareggio contro il Friburgo, che coincise con un massiccio cambiamento nell’undici titolare. Qui tornano due concetti chiave della filosofia di Guardiola:

  • “La metodologia non deve muoversi in direzione opposta rispetto ai comportamenti naturali dei giocatori”
  • “Il come non pu? essere pi? importante del chi”

Si arriv? cos? alla sfida contro il Chelsea, che come prevedibile decise di attendere nella propria met?-campo gli avversari.
Nel Bayern i terzini restavano vicino a Neuer ed ai centrali, per creare maggiori linee di passaggio. Mandzukic si allargava, cercando di portare fuori zona il suo marcatore, o creando superiorit? numerica sulla fascia prescelta. Lahm gioc? da mezzala, e quando uno dei difensori centrali saliva palla al piede, lui si abbassava per coprire la posizione rimasta sguarnita. Non solo, quanto il difensore centrale veniva pressato forte, lo stesso Lahm aveva il compito di abbassarsi, per dare un’opzione di scarico arretrato.
Si vide anche un nuovo movimento dei terzini, che si accentravano per lasciare gli esterni liberi di puntare il diretto avversario; gli stessi terzini, poi, avevano la libert? di aggredire la difesa nello spazio che si andava a creare tra difensore centrale e terzino avversario. Questo movimento, per?, creava delle difficolt? nei ripiegamenti difensivi, infatti gli stessi terzini, cos? impegnati nella fase di possesso palla, avevano difficolt? nel tornare velocemente in difesa.

Per la cronaca, il Bayern si impose ai rigori.

Il giocatore e l’apprendimento: le sue sicurezze ed il concetto di novit?
di Rosa Colba

Lo staff tecnico ha il dovere di stimolare l’interazione tra i giocatori ed il modulo di gioco scelto; queste interazioni sono basate sull’incertezza, prodotta dal gioco stesso, da non confondere assolutamente con l’anarchia.
I giocatori devono trovare equilibrio ed armonia attorno al modulo, che deve evolversi, trasformandosi in uno strumento per raggiungere l’obiettivo.
L’allenatore, invece, deve essere pienamente cosciente, in sintonia con le idee e le certezze che deve trasmettere ai propri calciatori.
Tutti, in generale, nella vita sappiamo cosa vogliamo; ma un buon allenatore deve saper rispondere alla domanda “cosa non voglio?”. Oppure deve porsi senza paura la domanda “cosa non devo fare per arrivare (non allontanarmi) a ci? che voglio?”.
E’ importante l’interazione tra allenatore e giocatore; l’allenatore deve agevolare il calciatore. Come pu? fare? Deve ricercare e sfruttare al meglio le capacit? di ognuno degli atleti a sua disposizione, per poi mettere queste al servizio del collettivo. L’incertezza non deve essere valutata nel modo sbagliato, non deve essere ignorata, ma deve essere sperimentata.
L’umano pu? adattarsi a diverse circostanze, quindi il giocatore deve abbandonare le sue sicurezze, perch? non uscire mai da queste aumenta solo le insicurezze. Gli esseri umani, per natura, sono pi? felici per ci? che sperimentano che per quello che gi? conoscono; il possedere, fine a s? stesso, senza l’aggiornamento (l’esplorazione) ? un inganno. Il cambiamento ? un mezzo di progresso.

4. Guardiola, il leader rivoluzionario

La complementarit?, quella grande stimolatrice di ricchezza concettuale

Il calciatore deve sentire che progredisce, che migliora il gioco, e allo stesso tempo deve sentirsi migliorato dal gioco stesso. Il calcio ? collettivo, questo vuol dire che “Io sono in funzione di coloro con cui sono”.

Guardiola nella sua prima stagione esord? in Champions contro il CSKA Mosca, si not? subito quanto il gioco di posizione sia fondamentale nella filosofia proposta dal tecnico. Lahm partiva da mediano, per poi abbassarsi tra i due centrali di difesa per creare gioco, i due terzini stringevano il campo, lasciando la fascia completamente a disposizione degli esterni, mentre Muller si muoveva alle spalle della punta.

Il Bayern pi? brillante (contro il Manchester City all’Ethiad Stadium)

Neuer apparve come l’elemento fondamentale nella costruzione del gioco, riusciva sempre a servire il compagno meglio posizionato. In quella gara emersero dei fondamentali tecnico-tattici:

  • la trasmsissione del pallone (forte e precisa)
  • stop orientato
  • pressing alto asfissiante nel momento in cui si perdeva il pallone, grazie alla vicinanza dei reparti (squadra molto alta, con Neuer sempre pronto ad anticipare gli avversari)

Uno stile di gioco cos? aperto necessita di attaccanti che ostacolano le prime fasi della costruzione dell’avversario. Le uscite dal pressing avveniva grazie alla predisposizione a creare nuove linee di passaggio da parte dei giocatori lontani dal pallone.
Muller, invece, ricopr? un ruolo fondamentale: partiva lontano dal pallone, per poi andare ad occupare le zone di campo lasciate libere dai compagni.

Emerse un aspetto fondamentale del gioco di Guardiola: si cercava di attirare gli avversari a pressare in una determinata zona di campo, per poi spostare il gioco nelle zone opposte.

La continua rotazione degli elementi a disposizione, intanto, faceva s? che tutti si sentivano importanti e partecipi all’interno dello spogliatoio.

“Essere significa sapere che ogni atleta ? molto di pi? di quello che gli hanno fatto credere di essere”

L’allenatore costruttivista

Secondo Oscar Cano “partire dai giocatori per restituirgli quel che ? loro, ? la base di un’organizzazione preparata”. Bisogna osservare i giocatori e riflettere su quello che potrebbero creare in campo, “associare e costruire sono due forme complementari di apprendimento”.
La parte meccanica e la parte costruttiva si servono l’una dell’altra, perch? associare solamente non permette un apprendimento maggiore.

Guardiola favorisce le teorie legate all’associazione, perch? le sue squadre hanno modi ben contraddistinti di procedere. Secondo Cano, quindi, Guardiola ? un costruttivista, perch? permette al suo calciatore di esprimersi nella sua completezza, organizzando allenamenti in funzione dell’interazione. Guardiola annota tutto: accadimenti e comportamenti pi? usuali dei giocatori, in modo da spingerli a fare quello che sanno fare meglio. Si ritiene soddisfatto solo quando il giocatore diventa consapevole e prende il controllo del suo apprendimento.
Vengono attualizzate e completate (quindi aggiornate) le competenze precedenti, il tutto per far sentire alla squadra uno stretto contatto con il gioco.

Il caotico Pep Guardiola

“Tutti i miei giocatori hanno il permesso di entrare in area, ma non di rimanervi”
Pep Guardiola

E’ impossibile per l’uomo ripetere gli stessi comportamenti in contesti simili, perch? siamo creature che vivono in un continuo stato di apprendimento. Lungo il cammino si creano piccole modifiche, che forse sono impercettibili, ma esistono (e sono fondamentali per la crescita e la maturazione).

Guardiola genera continuamente delle piccole modifiche per alimentare l’autostima dei suoi, confondendo cos? gli avversari, che non hanno mai di fronte a s? la stessa squadra, ma una squadra in continua evoluzione. L’allenatore del Bayern forza le idee, nutre un sincero affetto verso i suoi calciatori.
Secondo Bielsa “Guardiola propone ad alcuni giocatori di smettere di fare quel in cui meglio riescono, e gli propone di fare cose che non trovano tra le loro massime virt?; lo fa per migliorare il collettivo, e lo ottiene col consenso massimo dei suoi giocatori. Questo mette in evidenza la sua qualit? di leader”.

5. Il continuo processo di consolidamento dell’identit? di gioco

Il momento dell’osservazione. L’individuazione delle inclinazioni migliori

“Un allenatore deve comprendere le qualit? dei suoi giocatori e saperle interpretare”
Pep Guardiola
“La gente parla di tattica, ma la tattica ? data dai giocatori”
Pep Guardiola

Guardiola ? un interventista, non si lascia dominare dal caso; ma sa che il caso esiste, chi lo ignora attenua le possibilit? dell’organizzazione. Il tecnico utilizza le incertezze per dare maggiore stabilit? al suo gioco; ‘favorire’ non significa ‘semplificare’.
Tramite l’osservazione ? importante cercare di capire quando il giocatore cerca di trasformare le condizioni del gioco, perch? non riesce ad adattarsi a queste; il dialogo deve essere costante tra quel che si osserva ed il punto verso il quale si vuole portare l’atleta. Bisogna dare al giocatore la possibilit? di esprimersi, di essere spontaneo, perch? “le soluzioni che non tengono conto dei giocatori sono tattica finta” come sostiene Dani Fernandez, allenatore spagnolo.
I tecnici che sono veramente interessati al risultato lo dimenticano, perch? sono concentrati sul modo per raggiungerlo. Prima di definire dei contorni flessibili dei moduli da proporre, bisogna conoscere dettagliatamente la squadra e le capacit? dei singoli.

La sistemizzazione dei primi schemi collettivi

L’apprendimento ? pieno di presunti passi falsi, che non sono altro che giustificazioni del fatto che il calciatore che sta imparando ? a stretto contatto con le sue capacit?, tirando fuori quelle che erano maggiormente in disuso. Apprendere non ? mai un processo lineare.
Col passare delle gare, i punti di riferimento nelle varie zone del campo, per il Bayern, diventavano sempre meno rigidi; ogni giocatore stava assimilando che le distanze di relazione per uscire dalle zone arretrate non erano immobili, ma che dipendevano dalle diverse distanze a cui si trovavano i contendenti e dal loro presunto movimento.
Nonostante il gioco diventasse sempre pi? fluido, Guardiola, pur riuscendo ad effettuare una grande rotazione tra gli elementi a disposizione (riuscendo ad impiegarli tutti con una sufficiente continuit?) not? una diversa qualit? nell’impegno dei giocatori.

L’innovazione tattica, invece, consisteva nel ruolo dei terzini, che si accentravano, trovandosi spesso pi? alti dei mediani; nel suo Barcellona erano gli interni di centrocampo a dettare i tempi di gioco, nel Bayern sono i terzini. A differenza di quanto visto a Barcellona, Guardiola introdusse l’utilizzo dei cross in Germania, questo era possibile da subito grazie alla presenza di giocatori alti all’interno dell’area di rigore avversaria. Grazie a questa soluzione si favorirono anche gli inserimenti dei centrocampisti (o dei terzini stessi) pronti a raccogliere un’eventuale seconda palla, o una palla arretrata.

La dimensione strategica. Trova il modulo e la naturalit? delle relazioni

La capacit? di Guardiola di anticipare gli eventi sorprende gli avversari; questa capacit? ? possibile grazie ad una grande conoscenza degli avversari stessi. Non sempre, per?, ci? che viene programmato a livello teorico trova riscontro in campo: in questo caso il tecnico deve avere la lucidit? di cambiare in corsa, tornando anche a proporre la sua idea originaria di calcio. Questo ? possibile grazie alla poliedricit? dei calciatori in campo, ed alla qualit? di quelli in panchina (per questo ? importante allenare la multilateralit?, o la capacit? dei giocatori ad occupare diverse zone del campo).

La variet? interattiva ed il conseguimento di nuovi titoli

“Pep ha reso il Bayern migliore e maggiormente flessibile con diversi schemi di gioco da adattare durante una stessa partita”
Robben

Le diversit?, se non vi sono similitudini che permetto ai singoli giocatori di entrare in contatto tra loro, possono pregiudicare l’idea di gioco.
E’ importante non esigere dai ragazzi pi? di quel che possono fare. Bisogna esser coscienti che le cose non accadono grazie agli allenatori, ma gli allenatori possono far s? che accadano grazie ai giocatori.
La solidariet? ? un valore dominante nel calcio di Guardiola: vi deve essere un’equa divisione dei compiti, e quindi degli spazi, bisogna servire il compagno (passare la palla) in modo vantaggioso per questo, e pressare in modo organizzato.

6. Il Bayern che viene. L’insoddisfazione soddisfacente

Sugli stili e le controversie
dal blog di Oscar Cano

Analisi della partita tra Real e Bayern. Guardiola al termine della partita con il Real Madrid afferm? “abbiamo perso perch? abbiamo lasciato il vuoto a centrocampo”. La scelta dello stile non pu? dipendere dagli interpreti, dalle capacit? di interazione tra i giocatori. Sono state fatte scelte innaturali per questa gara, ? stato protagonista un possesso sterile, che non era in grado di generare superiorit? numerica; nessuno, a livello motorio, era preparato ad aggirare gli avversari.
Non possiamo immaginare i ‘come’ senza considerare i ‘chi’, non si pu? seguire ciecamente una proposta.
Nel ritorno contro il Real Madrid si sub? ancora una volta una rete su calcio d’angolo, cos? come era accaduto contro il Manchester United, per colpa di un’esasperata marcatura a zona. Ancelotti ebbe l’intuizione di schierare in campo una squadra simile a quella di Mourinho, ma con tutti gli interpreti al posto giusto.
Guardiola, per?, ebbe una reazione costruttivista di fronte ad una tale sconfitta, il che allontan? l’alone di pessimismo che si stava creando; non cerc? scuse n? alibi, ma si proiett? immediatamente al futuro, grazie all’ottimo rapporto con i giocatori.

“Ogni errore in intersezione non ? un passo indietro, ma un passo in avanti” Vetustas Morla

La messa in scena del secondo esercizio

“La prossima stagione continueremo a giocare seguendo le mie idee”
Pep Guardiola

Durante il precampionato della seconda stagione di Pep Guardiola al Bayern vi fu tempo per i nuovi per entrare a stretto contatto con i nuovi concetti di calcio, i concetti guardiolani. Soprattutto, per?, vi fu l’introduzione della difesa a tre (vicina alla filosofia di Cruyff).
Ancora una volta durante la Supercoppa di Germania emersero le prime difficolt?: i tre attaccanti apparivano troppo distanti rispetto al resto della squadra, troppo staccati in avanti, la circolazione di palla era meccanica, i pochi movimenti rendevano difficile l’aggressione degli spazi in verticale.

Incorporazioni, decisioni ed emergenze desiderate

Sappiamo che Guardiola richiede un grande movimento offensivo; Anton, esperto di tattica, sostiene che “il bisogno di attaccare, il bisogno di rotazioni o cambi di posizione tra i giocatori per confondere maggiormente gli avversari, non deve essere confuso col fatto che la squadra non debba occupare immediatamente gli spazi liberi, facilitando cos? l’equilibrio spaziale e la liberazione degli spazi, per creare pericolo”.
La simultaneit? negli spostamenti ? indice di maturit? in una squadra.

Spesso nella fase iniziale della seconda stagione ? stata schierata una squadra asimmetrica, che vuol dire che le soluzioni tattiche che si proponevano su una fascia non erano le stesse che si proponevano sulla fascia opposta.
Per praticare un gioco con il possesso palla al centro dell’attenzione, ? necessario disporre di due calciatori rapidi ed intelligenti in mezzo al campo, capaci di fermare il contropiede avversario soffocandolo sul nascere.

Le constatazioni della crescita qualitativa di alcuni calciatori

L’arrivo di Xabi Alonso permise diverse soluzioni tattiche; quando veniva utilizzata la difesa a quattro, per esempio, il centrocampista spagnolo si abbassava tra i due centrali per iniziare l’azione.
Con la difesa a tre, invece, permetteva a Guardiola di schierare in questa anche due giocatori con qualit? offensive (a seconda della partita); uno di questi due aveva la possibilit? di sganciarsi, permettendo allo stesso Alonso di abbassarsi nello spazio creato centralmente, o lateralmente.

Linea a tre come punto di partenza di una giocata. Un occhiolino a Cruyff

“Cruyff raccontava che i giocatori pi? importanti, affinch? una squadra giochi bene quando ? in possesso palla, sono i difensori. Se esci bene puoi giocare bene, se non lo fai non c’? scelta. Johan crede che ci? che d? equilibrio al gioco sia la palla: perdi tanti palloni e sarai una squadra senza equilibrio, perdine pochi e sar? tutto equilibrato” Pep Guardiola

Philipp Lahm: l’elemento cardinale

“Lahm ? il giocatore pi? intelligente che abbia allenato in carriera”
Pep Guardiola

Chiudiamo il “riassunto” di questo prezioso libro di Oscar Cano con delle righe dedicate e Lahm, conosciuto da Guardiola come terzino, divenuto jolly a tutto campo. L’allenatore spagnolo lo ha impiegato come centrocampista, come esterno basso, come centrale di difesa, in ogni posizione possibile, grazie alla sua grande intelligenza tattica. E l’amore tra i due ? assolutamente reciproco, in quanto il desiderio di Lahm sarebbe quello di chiudere la carriera agli ordini di Guardiola, l’allenatore che lo ha assolutamente valorizzato di pi?, ponendo al centro del gioco.

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Nato a Roma, l? 5 luglio 1988. Laurea in Scienze Motorie, conseguita nel marzo 2015, con la tesi "Il ginocchio varo e valgo nel calcio" Esperienze professionali da redattore:? Marzo-Settembre 2012: redattore presso Romagiallorossa.it Settembre 2012-Gennaio 2014: redattore presso GazzettaGialloRossa.it Settembre 2012-Aprile 2013: speaker radiofonico presso RadioPowerStation.com, trasmissione "Per questa maglia storica"? Aprile-Settembre 2013: caporedattore GazzettaAltriSport.it Esperienze professionali sportive:? 2007-2008: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso Tiber Nuoto 2008-2012: istruttore di nuoto ed assistente bagnanti presso CSI Roma FlaminioAgosto-Novembre 2013: preparatore atletico ASD GiaDa Maccarese, serie D Agosto-Dicembre 2013: preparatore atletico ASD Cortina, serie C2 - calcio a 5 Gennaio-Maggio 2014: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, Promozione laziale Agosto 2014: preparatore atletico presso Polisportiva Borghesiana GiaDa Maccarese Settembre 2014-Maggio 2015: responsabile tecnico gruppo Esordienti (classe 2002) presso ASD Aurelia Antica Settembre 2015-Novembre 2015: responsabile tecnico gruppo Giovanissimi provinciali (classe 2002) presso ASD Sporting Tanas Settembre 2015 ad oggi: preparatore atletico e collaboratore tecnico presso ASD Casalotti, I categoria Ottobre 2015 ad oggi: responsabile tecnico Juniores regionale ASD Virtus Fenice<